Tema

I valori, i comportamenti, le pratiche giovanili e la trasformazione della società civile, in generale, impongono alle scuole autonome per il conseguimento pieno dei suoi scopi istituzionali e, di conseguenza, per il conseguimento degli obiettivi di efficienza ed efficacia dell’azione formativa e di qualità del servizio scolastico  una lettura attenta dei contesti di riferimento da quello della famiglia, a quello territoriale di appartenenza, a quello nazionale ed internazionale.

 

Oggi non è facile scoprire qual è il mondo dei giovani, di quale cultura è segno il loro modo di vivere e di pensare. Da rapporti elaborati da istituti specializzati  emerge che  l’età giovanile può essere considerata un fase critica di passaggio dall’adolescenza alla maturità. In essa  si evidenziano ruoli tipici dell’adolescenza e si affermano contemporaneamente funzioni e competenze dell’età adulta. Il primo dato significativo è costituito dal sensibile restringimento del periodo infantile e dal progressivo prolungamento dei tempi per transitare verso l’età adulta. La condizione giovanile in Italia presenta diversi aspetti positivi, sebbene non estendibili a tutto l’insieme dei giovani, da una indagine dell’Istituto superiore di sanità dell’anno scol. 2002/2003 sui giovani  emerge che una buona percentuale ha un positivo rapporto con le famiglie, non ha relazioni affettive  stabili e cerca una professione che porti successo. Di contro dal rapporto Eurispes sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza  emergono dati preoccupati sul disinteresse per la vita politica, il 5% dei ragazzi appaiono depressi, , è in aumento il fenomeno della violenza, del bullismo, i giovani  escono da casa sempre più tardi. Dall’indagine Censis sui giovani dai 15 ai 30 anni emergono  dati incoraggianti su valori e aspettative di vita. Sono grandi consumatori di media elettronici e digitali, mentre i media cartacei sono in fondo alla lista delle loro preferenze. Tra le situazioni di rischio vissute dai giovani emerge l’ incapacità ad accettare ed esprimere se stessi, i propri sentimenti;   incapacità a vivere i rapporti con gli altri come fonte di sostegno,     fiducia  e  scambio;   incapacità a discernere tra bene e male, buono e cattivo, giusto e     ingiusto;  mancanza di capacità critica e riflessiva, di giudizio,       mancanza di senso religioso, culturale, formativo;   incapacità ad un corretto uso dell'ordine, della regolarità e    delle norme. Da tali ricerche nascono delle riflessioni da parte degli adulti  per riconoscere le loro responsabilità e porre in essere le necessarie correzioni. Di contro  dal Rapporto CENSIS  “I giovani lasciati al presente” del 2002 emerge che essi non sono così privi di valori come si potrebbe immaginare, infatti oltre 4 su 10 mostrano un’identità “ben equilibrata”, sono portatori di elementi positivi per la società; quasi la metà degli intervistati è interessata alla sua crescita intellettuale ed è consapevole che il suo futuro dipende  dalle capacità personali e dalla voglia di realizzarsi. Tra le zone d’ombra nel Rapporto CENSIS  si evidenzia la scarsa propensione dei giovani all’impegno di qualsiasi tipo , solo il 10% aderisce ad associazioni politiche, molti hanno scarsa propensione a conquistarsi rapidamente uno spazio di autonomia e registrano un generale appiattimento sul presente , dovuto ad una diffusa insicurezza,  rifiutano qualsiasi tipo di occupazione, vogliono tutto “ora e subito”. Dagli studi condotti nel settore , emerge una condizione giovanile alquanto problematica. Non esiste una forte identità collettiva giovanile, capace di produrre una cultura distinta da quella prevalente. La difficoltà maggiore consiste nel fatto che i giovani vivono una società “eticamente neutra”, che non viene percepita nei loro riguardi come oppressiva , ma che determina un senso di “solitudine morale”, frutto di una concezione relativistica, che diventa ancora  più rilevante  a causa della società consumistica. Dal rapporto 5° Rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia emerge infatti che i valori di democrazia e libertà sono percepiti come diritti  personali  da far valere  nella sfera delle relazioni primarie e non  come valori per i quali battersi a beneficio di tutti.  Dalle statistiche sui problemi sociali e sanitari legati al benessere mentale e comportamentale emerge la diffusione di comportamenti dannosi o a rischio determinate dall’uso di sostanze stupefacenti, la diffusione dell’AIDS , l’aumento di casi di suicidi tra gli adolescenti o fenomeni di sfruttamento o abusi sui minori. 

Negli anni ’90 si è diffusa nell’opinione pubblica la consapevolezza che  la scuola non doveva limitarsi solo a fornire ai giovani risposte in termini di apprendimento delle materie di studio, ma doveva affrontare le emergenze del mondo giovanile ( droga, alcol , incidenti) con una presa di coscienza del debito che gli adulti hanno nei riguardi delle nuove generazioni. Infatti il rapporto tra giovani e scuola presenta una duplice valenza : da una parte è importate chiedersi come la scuola possa interagire con le generazioni giovanili, dall’altra evidenziare il tipo di cultura e di valori che possa contribuire al senso di “ generazionalità” dei giovani che ha il compito di educare. In genere gli studenti sono giovani che in parte sono disponibili a cercare o a realizzare i ruoli , i compiti e i fini legati all’esperienza scolastica. La scuola a tal fine  predisporrà  itinerari formativi personalizzati, nella considerazione che  tra i giovani si manifestano un atteggiamento critico nei confronti della stessa istituzione scolastica, da un lato appaiono sempre più esigenti, dall’altro più determinati ad abbandonarla o a cambiare indirizzi, se le loro aspettative rimangono deluse.

  Dal rapporto Delors emerge che la scuola deve promuovere un dialogo costante tra docenti e studenti, l’obiettivo che la scuola persegue  si basa su quattro pilastri dell’educazione che sono costituiti dall’imparare a conoscere, dall’imparare a fare, dall’imparare a vivere insieme , imparare ad essere. Dallo statuto delle studentesse e degli studenti emerge che la scuola è luogo di formazione e di educazione, mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica. E’ una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, sensibile ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni Essa  viene vista come un luogo di mediazione tra problemi e valori che vive e riconosce nella storia personale degli allievi, che  appartengono alla società di cui essi sono parte.  In realtà la scuola affina e potenzia i valori positivi di cui sono portatori gli alunni e le famiglie.

 Il Consiglio Europeo di Lisbona, nel valutare tale situazione, ha preso atto  che i sistemi di istruzione e di formazione europei risultano obsoleti e non più in grado di rispondere alle istanze che le provengono dal mondo giovanile e dalla società. A tal fine ha  evidenziato la necessità di un loro miglioramento, in quanto ha riconosciuto strategica la funzione dell’istruzione come strumento di crescita economica e sociale. Per tale motivo ha progettato una nuova strategia di politica economica e sociale con il preciso obiettivo di far  diventare l’Unione Europea, entro il 2010, la più competitiva e dinamica economia del mondo, fondata sulla conoscenza, capace di crescita economica sostenibile, con un più alto numero e una migliore qualità dei posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Gli  atti degli Stati generali dell’istruzione del 2001  prevedono  una scuola, così come viene richiesta dall’Unione europea, volta a incoraggiare fra i giovani la motivazione ad apprendere, l’acquisizione di nuove conoscenze, il riavvicinamento tra la scuola e impresa, la lotta contro ogni forma di esclusione e di emarginazione, la diffusione delle lingue comunitarie,  gli investimenti materiali e formativi. Da quanto detto emerge una scuola per “il territorio” oltre ad una “ scuola per il capitale umano” . La legge 53/2004 appare in sintonia con tali indicazioni, infatti tende a realizzare una scuola per la valorizzazione della persona umana, quale prodotto e fattore di una società così complessa. Per questa ragione l’istituzione scolastica, coinvolge alunni e famiglie in molte fasi della progettazione formativa, per  renderli attori protagonisti e consapevoli dei percorsi formativi intrapresi. Tale coinvolgimento appare importante in quanto la fase di passaggio dall’età giovanile a quella adulta è vissuta in maniera problematica a causa dei continui insuccessi scolastici, la scuola deve quindi porre in essere all’interno del P.O.F. congrui progetti al fine di conseguire il successo formativo per i suoi utenti. A tal uopo la stessa legge n.53/2003 all’art. 4 prevede l’alternanza  scuola lavoro e l’orientamento, come strumenti indispensabili per costruire nuovi modelli di apprendimento  collegati, non solo al tempo stabile  dell’insegnamento , ma anche al “tempo alternato” della scuola e del lavoro. Essa quindi  sperimenta le  attitudini e valorizza le competenze individuali, riduce la perdita di molti giovani in fuga dal sistema educativo che possono diventare facili preda della strada, della microcriminalità e della delinquenza. Anche per quanto riguarda l’offerta formativa si assiste ad uno scenario di flessibilità che fa riferimento a due trasformazioni importanti: una relativa al sistema scolastico al suo interno, l’altra rivolta al sistema scolastico in relazione ad altre opportunità formative. La scuola può favorire la creazione  e l’implementazione di una rete territoriale per lo sviluppo e la formazione dei ragazzi a supporto dell’opera delle famiglie e di altre agenzie educative, tenendo conto anche dei problemi legati alla immigrazione e alla cultura di integrazione europea. In tale contesto anche il ruolo e la funzione docente cambia connotazione passando da unico dispensatore di conoscenze nei diversi settori disciplinari  a vero e proprio tutor capace di aiutare, consigliare gli alunni nei momenti significativi del loro processo di crescita.  E’ importante che essa  metta a disposizione la propria rete di infrastrutture affinché i giovani le utilizzino, al di fuori degli orari scolastici per incontrare i loro coetanei, svolgere attività culturali, ricreative, ludiche , sportive per la loro socializzazione. Tale apertura, supportata dagli adulti, dal mondo produttivo, dalle associazioni culturali e di volontariato, costituirà il “il sistema formativo integrato” di cui parla Frabboni,. La scuola così integrata nel territorio sarà in grado di alimentare circuiti virtuosi di comunicazione interpersonale che oggi, nella società della tecnologia, appaiono sempre più “virtuali” e infine sarà in grado di fare acquisire ai propri alunni una salda coscienza ecologica  e un profondo rispetto per la persona umana. Costituirà un ambiente educativo di apprendimento in cui gli alunni si  rapporteranno  con i loro docenti, sapranno cooperare per migliorare la qualità della loro vita e soprattutto quella della collettività, valorizzando tutte le risorse e le energie creative.

Da mettere in rilievo che attualmente si assiste al  progressivo ripiegarsi del sistema dei valori delle nuove generazioni all’interno della sfera individuale a scapito dell’impegno collettivo.  Si registra uno sbilanciamento tra i valori afferenti alla vita individuale ( lavoro, amore, famiglia, autorealizzazione) e i valori della vita collettiva ( la solidarietà, la libertà, la partecipazione). L’istituzione educativa è tenuta a compiere una mediazione tra problemi e valori che sono vissuti dai singoli alunni e valori che appartengono alla società .  Solo una scuola che saprà educare ai fondamenti etici della vita, come scriva l’antropologa  Maria Chiara Tallachini in “Etiche della terra”, potrà dare risposte ad un numero crescente di giovani, indicando loro la bussola dei valori e degli ideali, quali elementi fondanti per elaborare concetti, e competenze, cioè atteggiamenti e comportamenti di cui diventino progressivamente e responsabilmente titolari, condurre una vita degna di essere vissuta.  Con il Regolamento sull’autonomia, conseguito con il D.P.R. n. 275/9 , il Ministero della P.I. ha emanato gli Obiettivi generali (OG), oggi chiamati “Indicazioni nazionali”, gli  obiettivi specifici di apprendimento (OSA) e gli standard di qualità del servizio. Spetterà alle scuole dell’autonomia elaborare il Piano delle attività, evidenziando obiettivi prioritari e prefigurando  l’organizzazione funzionale  per la predisposizione del Programma annuale, previsto dal D.I. n.44/2001. Ai sensi dell’art.21 della legge n.59/97  l’autonomia didattica mira al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione rispettando altresì sia la libertà di insegnamento che  la libertà di scelta educativa dei genitori e del diritto ad apprendere. L’autonomia  si caratterizza dalla per la libertà di scelte metodologiche e progettuali, per   la flessibilità, la diversificazione del curricolo, l’efficienza e l’efficacia del servizio scolastico. Il Ds  ai sensi dell’art.25 del T.U. n.165/2001 in quanto  responsabile dei risultati conseguiti,  coordina le attività di  progettazione e di realizzazione  e di interventi di educazione, formazione, garantisce l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento, condizioni indispensabili per il conseguimento del successo formativo,come si legge nel D.P.R.275/99.

 Le scuole all’interno del Piano dell’offerta formativa  adatteranno gli OSA ai percorsi formativi personalizzati, in riferimento alle esigenze locali, ricorrendo all’autonomia didattica, che si sostanzia, nella flessibilità, nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento. Scopo principale della progettazione è far diventare il giovane competente, muovendo dalle sue potenzialità, attitudini e tendenze. A tal proposito il portfolio risulta uno strumento significativo, nella sua dimensione promozionale, sia sul versante della valutazione che su quello dell’orientamento. La società odierna, complessa e in movimento, esige mentalità creative e critiche, in grado di orientarsi nel difficile cammino della vita. Il DS, grazie alla capacità  di avvalersi di tutte le situazioni favorevoli,  sarà in grado di delineare e proporre un’offerta formativa che si muova lungo due direttrici convergenti, costituite dai Piani della attività,  coerenti con i bisogni formativi emersi nel territorio  e con l’esigenza di migliorare la qualità del servizio erogato ai suoi utenti; e dalla seconda dalla garanzia del perseguimento di valori, universalmente condivisi dalla società e dalle famiglie, quali: la libertà, la pace, la sensibilità ecologica  e la tolleranza. Il Ds faciliterà la predisposizione di un’analisi di fattibilità che, attraverso le fasi o “milestone”, conduca alla mappatura delle risorse, utilizzerà il diagramma di Gantt, che consente di avere chiaro visivamente l’andamento delle varie attività, farà predisporre delle schede di progetto, altre di sviluppo, ed infine il report di chiusura di ciascun progetto. L’obiettivo della coincidenza e congruenza tra domanda e offerta formativa presuppone un modello gestionale capace di attivare una partecipazione più ampia e condivisa della comunità interna ed esterna alla scuola, in quanto come affermava J. Dewey deve esserci uno stretto rapporto tra scuola famiglia  e società. A tal fine la scuola dovrà effettuare un’accurata analisi della realtà sociale e della situazione delle famiglie degli alunni  al fine di rilevarne le peculiarità, i bisogni e le aspettative che si nutrono nei confronti dell’istituzione scolastica.  Ai sensi della  legge n.150/2000 , il primo  target della comunicazione esterna è rappresentato dal coinvolgimento delle famiglie degli studenti, che hanno un ruolo significativo per la elaborazione dei Piani di studio personalizzati. Tale collaborazione appare molto significativa perché ogni progetto , per essere veramente significativo, per potere partire dalla reale conoscenza degli alunni e delle loro famiglie, rilevarne aspetti significativi, peculiarità, carenze, bisogni ed istanze.

Il Ds nel predisporre il piano dell’offerta formativa darà utili suggerimenti che contribuiranno al conseguimento qualità del servizio scolastico che viene erogato  agli studenti che sono i soli responsabili dell'apprendimento, così come ha affermato Piero Romei perché ad essi è affidato il compito di imparare,.

La misura della qualità del servizio scolastico richiede la rilevazione dei risultati e la loro relativa valutazione, sia all'interno del processo di erogazione che di ogni singola attività. Fare qualità nella scuola significa "erogare un servizio efficace attraverso un 'organizzazione efficiente" (Varietti). Nella considerazione che i  giovani rappresentano la base principale sulla quale costruire il futuro della società, la scuola  avrà il compito di costruire itinerari di crescita corrispondenti a una chiara e consapevole  concezione del mondo e della vita. L’educazione è uno strumento privilegiato per aiutare i giovani nel difficile cammino verso l’età adulta. Gli studi più accreditati pongono l’accento sui modi attraverso cui riformulare i rapporti intergenerazionali, in una situazione di vita  che sembra indurre  alla separatezza e all’estraneità  fra i vari settori della popolazione.  L’educazione rappresenta uno strumento  prezioso per lo sviluppo della persona e della società, suo compito principale consiste, alla luce delle teorie psicologiche e sociologiche, nell’approfondire e valorizzare nei giusti limiti  le peculiarità della fase adolescenziale, al fine di evitarne la scomparsa  o il suo protrarsi. Attraverso l’educazione occorre progettare un percorso esistenziale , fatto di protagonismo giovanile  e di revisione di orientamenti culturali vigenti. La principale finalità della  scuola sarà quella di educare ai valori per recuperare precisi significati esistenziali in virtù dei quali spronare i giovani a perseverare  nel giusto modo i loro legami con il mondo dell’esperienza, con l’assetto interumano, con la dimensione spirituale del vivere. Per educare  bisogna comunicare, capire il mondo dei giovani e introdurli nel mondo del sapere organizzato, facendone cogliere il valore, la problematicità, l’utilità per la comprensione di sé e per il miglioramento della qualità della vita.

 

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